venerdì 20 marzo 2015

Incontro con Tonino Guerra



Tre anni fa moriva Tonino Guerra, poeta romagnolo e sceneggiatore di Fellini e Antonioni. 

Aveva compiuto 92 anni pochi giorni prima lasciando il suo pubblico in un
giorno che sembra scelto in modo particolare per lui: la giornata mondiale della poesia proclamata dall'Unesco.

Nato a Santarcangelo di Romagna il16 marzo 1920, Guerra, inizia a lavorare come maestro elementare prima
di venire deportato in Germania nel 1943 e internato in un campo di
concentramento. Dopo la Liberazione pubblica i primi componimenti
poetici, «I scarabócc» (Gli scarabocchi), scritti in romagnolo con prefazione del suo mentore Carlo Bo.

La grande svolta arriverà nel 1953, quando decide di partire per Roma nel tentativo di avviare la sua carriera di sceneggiatore.

Nel 1960 Michelangelo Antonioni lo chiama per scrivere la sceneggiatura de «L'avventura».

Il film, ancora oggi tra le pietre miliari della storia del cinema italiano, ha un successo tale da convincere Antonioni a puntare ancora sulla collaborazione con Guerra per proseguire la sua cosiddetta "tetralogia esistenziale", di cui «L'avventura»
era solamente l'antefatto: i tre film successivi, tutti con
protagonista Monica Vitti, all'epoca compagna del regista ferrarese,
sono «La notte», «L'eclisse» e «Il deserto rosso».


Visto il successo avuto con Antonioni, negli anni '60 lo scrittore romagnolo
viene chiamato anche da altri importanti nomi del cinema italiano come Vittorio De Sica per «Matrimonio all'italiana» del 1964, Elio Petri per «La decima vittima» del 1965 e Mario Monicelli per «Casanova ‘70» del 1965.

Nel decennio successivo si apre la seconda collaborazione importante e duratura della sua carriera: Federico Fellini lo sceglie come co-sceneggiatore di «Amarcord» del
1973, pellicola premio Oscar per il miglior film straniero che vede
nascere una forte amicizia tra i due artisti romagnoli.

Guerra è anche autore di alcune delle ultime fatiche di Fellini come «E la nave va» del 1983 e «Ginger e Fred» del 1986.

In questi anni collabora anche con i fratelli Taviani («Kaos», 1986), prima di aprire uno straordinario rapporto professionale con il grande regista russo Andrej Tarkovskij.

Nella seconda metà degli anni '80 il poeta inizierà una nuova collaborazione con un altro importante regista straniero: Theo Angelopoulos.

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