giovedì 14 novembre 2013

Impara l'arte - Antonello da Messina

Fino al 12 gennaio 2014 al Mart di Rovereto si potrà ammirare una mostra dedicata a Antonello da Messina

“La mostra ha l’ambizione di ricostruire l’ampia scena storica e geografica dalla quale emerge l’eccezionale individualità di Antonello: un pittore che, a metà del Quattrocento, si fa interprete di un fermento creativo mediterraneo ed europeo incentrato sull’incontro-scontro tra la civiltà fiamminga e quella italiana. 
Il percorso espositivo parte dalla formazione di Antonello, avvenuta nella Napoli di Alfonso d’Aragona tra esperienze provenzali-borgognone e fiamminghe, e si sviluppa con l’acquisizione progressiva della sintassi ‘italiana’, e l’aprirsi a una dimensione mediterranea europea, fino all’esito veneziano e post-veneziano che indica l’inizio di una nuova civiltà figurativa.”

www.mart.trento.it/antonellodamessina 

Antonello, nato a Messina probabilmente attorno al 1430, cominciò a lavorare a Napoli con il pittore Colantonio, nella cui bottega il messinese apprese i primi rudimenti dell’arte e conobbe i dipinti di artisti fiamminghi e provenzali. 
Poi partì per Venezia (1475-1476), dove ebbe degli scambi intellettuali con Giovanni Bellini, il primo maestro rinascimentale della Serenissima, quindi tornò in Sicilia, dove rimase praticamente per il resto della vita, dipingendo molte opere di carattere religioso e dense di umanità e, soprattutto, ritratti, genere nel quale può rivaleggiare, e primeggiare, con tutti i suoi colleghi del Nord Italia.



Sfruttando impostazioni tipiche dell’arte fiamminga (sfondo neutro, posizione di tre quarti), Antonello si riserva una gamma straordinaria di espressioni facciali, i suoi modelli cercano il coinvolgimento dello spettatore, talvolta accennando a sorrisi sornioni, un po’ maliziosi. Il pittore non solo sembra conoscere la psicologia del modello ma anche quella dello spettatore. 



Antonello ricevette commissioni di prestigio: tra tutte quella per la Pala di San Cassiano, realizzata nel 1476 per Pietro Bon, da subito diventata celeberrima per la fastosa profusione di dettagli preziosi. 



Il soggiorno veneziano vide in particolare lo sviluppo del tema dell’Ecce Homo, in opere di fortissima intensità emotiva, che commuovono lo spettatore con particolari di realismo sofferto umanizzando il tormento del Cristo, e la celebre tavoletta con San Girolamo nello studio, dall’inedita ambientazione, uno studiolo rinascimentale nella navata di una chiesa. 





Altra opera di grande intensità è l’Annunciata di Palermo, o Vergine annunziata, forse uno dei più bei quadri di tutta la storia dell’arte. 


Qui la scelta compositiva è ridotta all’essenziale: solo il busto della Madonna che emerge da dietro un tavolino sul quale è poggiato un libro. Il motivo è l’armonia di due triangoli: il primo, esterno, è dato dalla forma del mantello, il secondo, interno, è l’apertura del mantello che incornicia il volto della Madonna. Da questa apertura appare un volto bellissimo, tranquillo e quasi sorridente. Il suo sguardo e la mano destra protesa in avanti creano uno spazio virtuale che sembra quasi fuoriuscire dal quadro. 

Dello stesso anno, anche il Salvator Mundi, conservato a Londra. 


A chiudere il percorso artistico del pittore siciliano sono infine due eccezionali opere: il San Sebastiano di Dresda, commissionato in occasione di un’epidemia di peste, prova suprema di maestria prospettica nel paesaggio urbano di Venezia, e la Pietà conservata al Prado, probabilmente realizzata una volta tornato in patria, come suggerisce lo sfondo, in cui si scorgono edifici realmente esistenti a Messina. 



Antonello da Messina morì nel 1479: a lui dobbiamo il cui grande merito di aver saputo sintetizzare il rinascimento italiano con le altre innovative tendenze pittoriche europee, in particolare, come detto, con la pittura fiamminga. 

Secondo la tradizione infatti, Antonello fu il primo pittore italiano ad usare la pittura ad olio, proprio per la sua conoscenza dei fiamminghi. E dai fiamminghi il pittore siciliano prese anche un’altra tendenza: quella di fare i ritratti a tre quarti, a differenza dei pittori italiani che, in quegli anni, prediligevano il ritratto nettamente di profilo. Ma soprattutto dai fiamminghi egli prese l’attenzione per la luce. 
Una cosa però rimane singolare: l’attività di Antonello da Messina non diede vita ad una scuola né in Italia meridionale, né nel resto della penisola.

2 commenti:

  1. Dal Mart di Rovereto vi ringraziamo per l’articolo. Per chi fosse interessato ad approfondire il progetto della mostra segnaliamo le interviste ai curatori sul nostro canale Youtube:
    http://www.youtube.com/watch?v=f9X8fGmfyR8 Presentazione mostra di Ferdinando Bologna
    http://www.youtube.com/watch?v=-_XqrZ_wxVM Conversazione con Federico De Melis "Il mio Antonello" (parte I)
    http://www.youtube.com/watch?v=pHBfCh8ZWnU Conversazione con Federico De Melis "Il mio Antonello" (parte II)
    http://www.youtube.com/watch?v=n14zyrgdmrM Conversazione con Federico De Melis "Il mio Antonello" (parte III)

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    1. Grazie a voi per la segnalazione e lo stupendo lavoro svolto. Saremo sempre felici di condividere anche in futuro le vostre iniziative.
      Buon lavoro!

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