giovedì 14 gennaio 2016

Bravo chi legge! - Proposta di lettura 12

Antonio Tabucchi è nato a Pisa nel 1943 ed è morto il 25 marzo 2012 a Lisbona.

Era legato da un grande amore al Portogallo ed è stato il maggior conoscitore, critico e traduttore dell'opera dello scrittore Fernando Pessoa dal quale ha attinto il concetto della saudade, un senso di nostalgia tanto legato al ricordo del passato quanto alla speranza verso il futuro (Tabucchi ne propone come traduzione il disìo di Dante).
Tabucchi conosce l'opera di Pessoa negli ‘60 e ne rimane talmente affascinato che frequenta un corso di lingua portoghese per comprendere meglio il poeta.
I suoi libri e saggi sono stati tradotti in 18 paesi. Con María José de Lancastre, sua moglie, ha tradotto in italiano molte delle opere di Fernando Pessoa, ha scritto un libro di saggi e una commedia teatrale su questo grande scrittore.

Tabucchi si era laureato nel 1969 con una tesi sul Surrealismo in Portogallo e nel 1973 viene chiamato ad insegnare lingua e letteratura portoghese a Bologna.
Nel 1973 scrive Piazza d'Italia (Bompiani 1975), «favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice» come recita il sottotitolo. Si tratta di un tentativo di scrivere la storia dalla prospettiva dei perdenti, in questo caso una famiglia di anarchici toscani, nella tradizione di grandi scrittori italiani di un passato più o meno prossimo, come Giovanni Verga, Giuseppe Tomasi Di Lampedusa, Beppe Fenoglio.
Dal 1985 al 1987 è stato direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.


Il 1994 è un anno molto importante nella vita di Antonio Tabucchi. È l'anno de Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Sellerio), ma soprattutto del romanzo per il quale è diventato maggiormente conosciuto: Sostiene Pereira (Feltrinelli), vincitore del Premio Super Campiello, del Premio Scanno e del Premio Jean Monnet per la Letteratura Europea.
Il protagonista di questo romanzo diventa il simbolo della difesa della libertà d'informazione per gli oppositori politici di tutti i regimi antidemocratici. Il regista Roberto Faenza ne trae il film omonimo (1995) in cui affida a Marcello Mastroianni la parte di Pereira.

Nel 1997 scrive il romanzo La testa perduta di Damasceno Monteiro basato sulla storia vera di un uomo, il cui corpo fu trovato in un parco. Si scoprì che l'uomo era stato assassinato in una stazione di polizia nei dintorni di Lisbona, un fatto di cronaca che ha colpito la sensibilità e l'immaginazione dello scrittore.
Antonio Tabucchi ha contribuito alle pagine culturali del Corriere della Sera e de El Pais, dove i suoi articoli sono apparsi regolarmente.
Dal 2009, insieme a Marco Travaglio, Oliviero Beha e tanti altri giornalisti ha collaborato alla nascita del nuovo giornale Il Fatto Quotidiano.
Lisbona continuava ad essere la città in cui viveva scrivendo per sei mesi all'anno, insieme alla moglie e ai due figli. Passava il resto dell'anno in Toscana dove insegnava Letteratura all'Università di Siena. Tabucchi, infatti, si considerava scrittore solo in un senso ontologico, perché dal punto di vista esistenziale era felice di potersi definire professore. La letteratura per Tabucchi non era una professione, «ma qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la fantasia».

Sostiene Pereira: riordina le sequenza della trama del libro (livello B2)


1  Il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, in pieno regime di Salazar. Pereira è un giornalista che ha abbandonato la cronaca nera per dirigere la rubrica letteraria di un piccolo quotidiano della città, il Lisboa. Personaggio del tutto mediocre, è un uomo quieto, senza idee politiche, dedito solo alla letteratura, quella francese in particolare, e al ricordo di sua moglie, morta da qualche anno di tubercolosi, al cui ritratto continua a parlare ogni giorno.

□   Monteiro Rossi, dopo aver cercato rifugio nella casa di Pereira, verrà ucciso dalla polizia politica in casa dello stesso. Da questo delitto Pereira trarrà la forza per agire: con un trucco azzardato, riuscirà a far pubblicare sul proprio giornale un lungo articolo di denuncia dell'omicidio e del regime, per poi fuggire dal Portogallo.

  Il giovane, tuttavia, invece di scrivere necrologi sugli autori indicati, ne scrive altri giudicati impubblicabili da Pereira, in quanto, a causa del contenuto fortemente politico e avverso al regime, scomodi, se non addirittura pericolosi.
  Un giorno Pereira, leggendo un articolo di una rivista, decide di contattare l'autore per offrirgli un posto come collaboratore del giornale. L'autore, un giovane di nome Monteiro Rossi, di origini italiane, accetta senza titubanze; Pereira lo prende così in prova, proponendogli di scrivere dei necrologi anticipati di personaggi celebri ancora in vita ("coccodrilli" nel gergo giornalistico).

Pereira parla con Cardoso del senso di inquietudine che prova da un pò di tempo, e Cardoso gli espone una teoria, ipotizzata da medici-psicologi francesi, sulla confederazione delle anime: ognuno, secondo questa teoria, non ha una sola anima ma una confederazione di anime su cui domina un io egemone; talvolta può accadere che una nuova anima prenda il sopravvento, determinando così una vera e propria metamorfosi; l'inquietudine di Pereira potrebbe essere quindi il preludio di un grande cambiamento.

  Pereira, vedendo le difficoltà del giovane è combattuto tra il desiderio di aiutarlo e quello di non essere coinvolto in questioni politiche che potrebbero causargli dei problemi. Poco tempo dopo Pereira conosce il dottor Cardoso, un medico che gli confida il proposito di abbandonare il Portogallo per la Francia, ideale di libertà.

  Pian piano, Pereira scopre la realtà del regime in cui vive, le violenze, il clima di intimidazione, la censura cui è sottoposta la stampa, tutte cose cui non aveva fino ad allora fatto caso, isolato com'era dalla vita reale, concentrato solo sul pensiero della moglie, sulla letteratura e sulla paura della morte.

Curiosità:

1) La frase: "Sostiene Pereira" inizia e conclude il romanzo, e viene inoltre ripetuta più volte nel corso della narrazione, come se l'autore avesse scritto con Pereira davanti, a rilasciare la propria confessione o deposizione.
2) In una nota in fondo al libro, Tabucchi spiega che «in portoghese Pereira significa albero del pero, e come tutti i nomi degli alberi da frutto, è un cognome di origine ebraica, così come in Italia i cognomi di origine ebraica sono nomi di città. Con questo volli subito rendere omaggio a un popolo che ha lasciato una grande traccia nella civiltà portoghese e che ha subito le grandi ingiustizie della Storia.»
3) Dal romanzo di Tabucchi nel 1995 è stato tratto anche il film omonimo Sostiene Pereira, diretto da Roberto Faenza, l'ultimo di produzione italiana interpretato da Marcello Mastroianni.

1 commento:

  1. Davvero un bel libro, "Sostiene Pereira", lo consiglio a tutti.

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