venerdì 19 maggio 2017

Bravo chi legge! - proposta di lettura 5

Oggi parliamo di un altro grandissimo della letteratura italiana: Luigi Pirandello, nato in Sicilia ad Agrigento nel 1867 e morto a Roma nel 1936.

Pirandello è famoso soprattutto per le sue opere teatrali, ma ha scritto anche romanzi, poesie e racconti.
Nel 1934 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Come primo approccio di lettura possiamo proporre una novella della raccolta Novelle per un anno: nel progetto originario dell’autore dovevano essere in effetti 356 racconti, Pirandello cioè voleva darci la possibilità di leggere una novella al giorno con lo scopo di comprendere giorno per giorno l'assurdità dell'esistenza, tema caro allo scrittore siciliano.

Ma Pirandello non riuscì a portare a termine il lavoro a causa della sua morte, nel 1936: le novelle pubblicate in vita tra il 1922 e quell'anno erano 241 mentre altre 15 furono pubblicate postume, per un totale quindi di 256.

Fra le più famose ci sono La giara, Ciàula scopre la luna e La patente (1911) di cui parliamo oggi (di questa novella esiste anche una versione teatrale, scritta qualche anno dopo e destinata ad una rappresentazione in dialetto siciliano).


La patente affronta il tema tipicamente pirandelliano del contrasto fra ciò che siamo e ciò che gli altri pensano di noi: il tema viene affrontato in questo caso attraverso una vicenda legata all'ignoranza e alla superstizione di una società arretrata, in cui perfino i giudici credono alla sfortuna e al malocchio (la iettatura).
In questa società, che obbliga le persone ad indossare una "maschera" di falsità, l'uomo non può ribellarsi, ma deve solo accettare il proprio destino.

Il protagonista della novella è Rosario Chiàrchiaro, un uomo considerato da tutti uno iettatore, cioè una persona che porta sfortuna: la gente è così superstiziosa e teme così tanto la malasorte che al passaggio dell’uomo tutti fanno gesti scaramantici: toccano ferro, fanno il gesto delle corna.



Il giudice D'Andrea crede all’inizio che Chiàrchiaro abbia querelato due giovani che in sua presenza hanno fatto"gli scongiuri di rito", ma non è così.
Nell'ufficio del giudice, Chiàrchiaro arriva tutto vestito di nero come un corvo e subito dichiara che non ha nessuna intenzione di far condannare i due giovani: il suo obiettivo è invece al contrario quello di ottenere una “patente” di iettatore con cui pretendere di essere pagato per evitare i suoi malefici. Infatti Chiàrchiaro è stanco della "schifosa umanità" e vuole vendicarsi sfruttando la superstizione popolare chiedendo a tutti una tassa che nessuno al suo passaggio rifiuterà di pagare pur di allontanare la sfortuna.

Nel 1954 la novella La patente ispirò l'omonimo episodio interpretato dal famoso attorena poletano Totò nel film Questa è la vita, regia di Luigi Zampa (anche gli altri episodi del film sono tratti da novelle di Pirandello, come La giara e Il ventaglino).



Ecco l’episodio La patente:


Ascolta con attenzione i primi 5 minuti del film e rispondi alle domande:
1. Di che colore Chiàrchiaro vuole indossare la cravatta e la giacca?
2. Quanti figli ha l’uomo?
3. Che malattia ha la moglie di Chiàrchiaro?
4. Che professione fa il fidanzato della figlia maggiore di Chiàrchiaro?
5. Che cosa toccano gli italiani per scongiuro contro la sfortuna?
6. Che cosa chiede Chiàrchiaro al giudice?
7. Perché vuole la “patente da iettatore”?
8. Che cosa significa la parola “calunnia”? Il sinonimo è:
a) sfortuna b) diffamazione c) destino

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